Col verso di Dante Alighieri (Firenze, 1265 - Ravenna, 1321) che conclude la cantica dell’Inferno della Divina Commedia (XXXIV, 139) vogliamo invitarvi su questo numero di “Green” a recuperare uno dei più romantici passatempi e a studiare sia la letteratura che l’astronomia, una scienza decisamente affascinante. Come Dante e Virgilio che riemergono dagli inferi del sottosuolo e riescono finalmente a vedere nuovamente la volta celeste, sarebbe bello rallentare il ritmo frenetico della nostra quotidianità e soffermarci per qualche minuto a osservare il cielo notturno e contemplare la magnificenza della natura, o - se preferite - del Creato.
Certo le nostre città non ci aiutano con la loro combinazione di inquinamento luminoso e smog. Per ammirare le stelle, però, possiamo sempre raggiungere la vicina campagna, magari in buona compagnia, dotati di un valido telescopio (ce ne sono ora in commercio di molto potenti a prezzi accessibili) e di un atlante astronomico. Così potremo non solo osservare questi corpi celesti, ma anche cercare di riconoscere i loro nomi e quelli delle costellazioni, spesso derivanti dalla mitologia. Gli astri sono enormi, luminosi e intriganti, come noi nascono e muoiono, ma di solito lo fanno in milioni di anni. Riusciamo a vederli, eppure sono lontanissimi, e la pur velocissima radiazione elettromagnetica da essi emessa impiega così tanto tempo a raggiungere il nostro pianeta, che molti di quelli che osserviamo oggi non esistono più, oppure non sappiamo di altri che sono già nati, ma che ancora non riusciamo a scorgere. Per molti di noi sarà curioso sapere che nel cosmo esistono zone di concentrazione di gas e polveri che fungono da “incubatori stellari”. In quest’immagine ne potete vedere uno situato nella Nebulosa di Rosetta, ripreso dai potenti strumenti dell’Herschel Space Observatory dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, impegnato in un’importantissima missione spaziale a cui collabora anche la Nasa. Herschel capta la radiazione infrarossa riflessa dalla polvere cosmica, invisibile a occhio nudo. La foto è composita, è stata elaborata sovrapponendo tre lunghezze d’onda - 70, 160 e 250 micrometri - che sono rese rispettivamente come luce visibile blu, verde e rossa, producendo così un’immagine RGB (Red, Green, Blue; il comune sistema di colori dei televisori e dei monitor). Il nostro incubatore stellare si trova a circa 5.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Unicorno. Le aree più chiare rappresentano dei “bozzoli di polvere” entro i quali si stanno sviluppando enormi stelle ancora allo stadio embrionico, la loro massa arriverà ad essere 10 volte superiore a quella del Sole. Le piccole macchie luminose vicino al centro della foto rappresentano “embrioni” con massa inferiore. La Nebulosa di Rosetta si trova a destra nell’immagine, essa stessa è un immenso raggruppamento di astri. I dati di Herschel ci stanno fornendo nuove informazioni sulla nascita dei corpi celesti in migliaia di galassie e nebulose. Tra queste ultime RCW 120, dove, nonostante il nome poco poetico, si sta formando quella che potrà diventare la stella più grande e brillante della nostra galassia. Al momento la sua massa è pari a 8-10 volte quella del Sole, ma è circondata da una massa di gas e polveri pari a 2.000 volte quella solare e di questa potrà nutrirsi per diventare più grande, attraendola con la sua crescente gravità. Se volete vedere questa superstar nella sua forma “adulta”, vi basterà aspettare qualche centinaio di migliaia di anni…
Fulvio Zecchini
da Green n. 20
Agosto 2010
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