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Fondi neri, di caffè... Rifiuti in grande quantità

Più lo mandi giù e più ti tira su! Già, ma vale solo quello in tazzina. Nell’ambiente i residui di caffè si rivelano, forse inaspettatamente, un rifiuto organico ad alto impatto ambientale. Sebbene le stime siano variabili, spesso anche a seguito di modalità di calcolo diverse, nel 2005 i consumi complessivi di caffè torrefatto stimati da Databank (www.databank.it) assommavano a circa 250 mila tonnellate, si può pertanto comprendere quale ingente quantità di materiale di scarto venga generata dopo l’estrazione dell’aromatico liquido nero. Due ricercatori, Roberto Lavecchia e Antonio Zuorro del Dipartimento di Ingegneria chimica dell’Università di Roma La Sapienza, hanno affrontato il problema mettendo recentemente a punto un procedimento innovativo che permette di ottenere in maniera eco-compatibile svariate sostanze utili dai fondi di caffè (casa, bar) e dagli scarti dell’industria del caffè solubile. Impiegando una miscela di acqua ed etanolo sono riusciti ad estrarre più del 95% dei polifenoli presenti, composti naturali con spiccata azione antiossidante - contenuti in grandi quantità anche nel tè e nel vino rosso - che vengono usati nel settore cosmetico e dietetico-alimentare. La capacità antiossindante dei composti estratti dal caffè si è rivelata superiore a molti prodotti di sintesi. Non vengono generati effluenti dal processo in quanto il solvente viene recuperato, rigenerato e usato in un ciclo chiuso. Mentre il residuo solido dell’estrazione si è rivelato un ottimo materiale per la rimozione di metalli pesanti, utilizzabile, tra l’altro, per depurare acque contaminate da piombo e cadmio. Inoltre il potere calorico del residuo solido si è dimostrato essere superiore a quello del legno di alta qualità e potrebbe essere usato per alimentare stufe o caldaie a pellets.

da Green n. 14
Giugno 2008

 
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Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2009.
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