Può l’ortomixovirus, più noto come virus influenzale, essere più astuto e scaltro del più famoso ladro del mondo? Parrebbe di sì, sebbene forse manchi della galanteria che contraddistingue Arsenio Lupin - ladro gentiluomo nato dalla penna di Maurice Leblanc - visto che rimane uno dei virus più pericolosi a livello mondiale. Pur rappresentando in definitiva un involucro proteico ricoperto da una membrana che racchiude il proprio materiale genetico e qualche enzima (foto a lato), lontanissimo quindi da possedere una qualsiasi forma di sistema nervoso, la furbizia dell’ortomixovirus è notevole. Davvero “ingegnoso” è il sistema con cui, una volta penetrato nella cellula ospite, esso prende il controllo della macchina proteica cellulare. A Grenoble la collaborazione fra tre enti di ricerca cittadini ha portato ad una scoperta che potrebbe avere importanti ripercussioni per formulare farmaci innovativi per fronteggiare le prossime pandemie influenzali. I ricercatori del Laboratorio Europeo di Biologia molecolare assieme a quelli del l’Università Joseph Fourier e al Centro nazionale per la Ricerca scientifica hanno fotografato ai raggi X il tratto di una proteina del virus fondamentale per il controllo della sintesi proteica della cellula ospite. Come già ricordato in “Green” n. 10 (box pag. 24), nelle cellule eucariotiche l’informazione genetica del DNA viene trascritta in RNA messaggero (mRNA), trasportando l’informazione genetica dal nucleo al citoplasma della cellula, dove essa viene tradotta nella proteina corrispondente dai ribosomi. Nell’mRNA degli eucarioti abbiamo una parte iniziale – che viene indicata col termine inglese cap (letteralmente “berretto”) – e una parte terminale che hanno funzione regolatoria non codificante. Per replicarsi nella cellula ospite, il virus dell’influenza deve far sì che questa sintetizzi le sue proteine virali; gli mRNA dell’ortomixovirus vengono prodotti grazie ad una polimerasi virale trimerica: un enzima fatto di tre subunità dette PB1, PB2 e PB3. Grazie ad essa il virus astutamente “strappa” parte del tratto iniziale del cap dell’mRNA cellulare: la subunità PB2 lo riconosce e vi si lega e la PB1 ne taglia un piccolo pezzo di 10-13 nucleotidi, poi inserito nell’mRNA virale. Il virus si trova così a possedere la chiave di accesso per essere riconosciuto dai ribosomi della cellula ospite che, quindi, traducono i suoi mRNA in proteine con alta efficienza. La foto ai raggi X della polimerasi virale cristallizzata ha rivelato che PB2 assomiglia ad altre proteine capaci di legare il cap degli mRNA per regolarne la traduzione nella cellula ospite. «L’influenza ruba una sequenza iniziale, detta “cap”, dell’mRNA messaggero e la usa per accedere alla “fabbrica delle proteine”» ha spiegato Stephen Cusack, uno degli autori dello studio sulla struttura del sito di riconoscimento del cap di PB2, pubblicato sul numero di maggio 2008 di “Nature Structural Molecular Biology”. A riprova della fondamentale importanza per la riproduzione del virus influenzale di questa subunità della polimerasi, alcuni scienziati del Centro Nacional de Biotecnologia di Madrid hanno verificato che mutazioni che alterino il succitato sito di PB2 impediscono al virus di replicarsi. Un farmaco che blocchi specificamente la funzione di PB2 potrebbe quindi difenderci dalle infezioni da ortomixovirus. Ciò è fondamentale se dovesse in futuro verificarsi la grave pandemia da virus dell’influenza aviaria H5N1 paventata dall’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità.
Per approfondimenti:
http://www.embl-grenoble.fr/aboutus/news/press/press08/04may08/index.html
da Green n. 14
Giugno 2008 |