È stato quasi un colpo di fulmine quello causato in New Mexico da Jerome Kasparian, ricercatore dell’Università francese di Lione. Non si pensi però che una rivista di scienza come Green si occupi improvvisamente di ciò che spetta ai poeti: il fulmine di cui stiamo parlando non è stato generato da un incontro imprevisto, ma da pulsazioni laser di 5 terawatt (5x10^12 watt) di brevissima durata, 100 femtosecondi (10^-13 s), emessi dal Sistema Mobile Laser Terawatt contro una nuvola durante un temporale. Il segnale laser ha generato numerosi filamenti di plasma, vale a dire canali di molecole d’aria ionizzata o carica elettricamente, equivalenti a cavi conduttori che attraversano la nuvola. L’attività elettrica, però, è stata di durata troppo breve perché scatenasse un fulmine in grado di raggiungere il suolo. «Abbiamo generato precursori di fulmine» - spiega Kasparian, uno dei ricercatori coinvolti nell’esperimento - «questo è un passo importante per generare fulmini con fasci laser». Il team di scienziati ha condotto l’esperimento dagli oltre 3.300 metri d’altitudine del Laboratorio Langmuir, ideale a studiare le scariche elettriche atmosferiche a causa della propria posizione più vicina alle nuvole stesse. Sequenze più sofisticate di pulsazioni e un’accresciuta potenza del segnale potrebbero essere in grado di generare filamenti di plasma di maggior durata e, quindi, di conseguenza, veri e propri fulmini; ciò costituirebbe una svolta, in quanto permetterebbe di studiare il fenomeno atmosferico con maggior precisione e di proteggere in modo migliore aeroplani e altre strutture sensibili ai lampi, come le linee elettriche, ad esempio. Sin dagli Anni Settanta è stato possibile generare fulmini durante un temporale, lanciando nelle nuvole piccoli razzi connessi al suolo tramite un cavo conduttore; soltanto un lancio su due, tuttavia, ottiene l’effetto desiderato. L’utilizzo della tecnologia laser, invece, rende il processo più rapido, più efficiente e meno costoso; sebbene l’idea non sia nuova, gli scienziati non sono mai stati in grado di utilizzarla fino ad ora perché i laser disponibili non erano abbastanza potenti da causare canali di plasma sufficientemente lunghi. Lo studio si colloca all’interno di un programma di ricerca internazionale promosso dal Centro nazionale francese per la Ricerca scientifica e dalla Fondazione tedesca di Ricerca ed è stato pubblicato su “Optics Express”, la rivista della Società americana di Ottica.
Per approfondimenti:
http://www.opticsexpress.org/abstract.cfm?id=157189
Benjamin Franklin e lo studio dei fulmini
Lo studio dei fulmini è tradizionalmente associato alla figura di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, scienziato, politico e giornalista. Per dimostrare la natura elettrica dei lampi, fece volare durante un temporale un aquilone connesso ad una chiave mediante un filo di seta. Avvicinando il proprio dito alla chiave osservò delle scintille: la carica elettrica presente sulle nuvole in cielo erano entrate a contatto con l’aquilone e, attraverso il filo di seta bagnato e la chiave, avevano raggiunto il dito dello scienziato. Esperimenti come questi portarono Franklin all’invenzione del parafulmine, che egli affiancò a quella delle pinne, delle lenti bifocali, dell’ora legale e della sedia a dondolo. Non tutti gli scienziati del tempo erano consapevoli dei rischi connessi allo studio dei fulmini: tragica fu la morte di George Richmann, che morì fulminato durante un esperimento simile a quelli di Franklin.
da Green n. 14
Giugno 2008 |